LA GENESI DEL MEMORIALE
Il territorio nel quale Onorina Brion, vedova di Giuseppe, il fondatore di Brionvega, decide di realizzare il monumento in memoria del marito, alla fine degli anni ‘60, non somiglia al florido ed evoluto distretto dei tempi attuali. È, al contrario, un’area depressa che alcuni amministratori pubblici lavorano per ricostruire e sviluppare sfruttando ogni risorsa a loro disposizione. Una committenza visionaria, un referente pubblico lungimirante e un tessuto sociale aperto e ricettivo sono gli elementi che convergono per determinare il cambio di scenario. A dispetto delle resistenze iniziali – il progetto era considerato «faraonico» – l’opera di Carlo Scarpa vede la luce in tempi brevi e ispira una comunità intera a recuperare il suo innato senso del bello ed una generazione di imprenditori a competere nel mondo con i suoi prodotti
Spiritualità universale
Nella vastissima saggistica sul complesso prevale la definizione di Memoriale Brion come opera laica secondo un’interpretazione che potrebbe risultare limitativa. Si tratta, in primis, di un’opera che utilizza le nozioni della scienza tradizionale e le simbologie presenti hanno riferimenti a molte filosofie.
Gli anelli intrecciati – che celebrano l’amore coniugale – emergono tra tutte e l’orientamento, da ovest a est, è quello di ogni edificio cattolico ma nessun visitatore, indipendentemente dal suo credo o cultura, non si sente accolto.
Il viaggio che Scarpa suggerisce è all’interno delle singole coscienze, nei fatti che innegabilmente caratterizzano la vita di ogni persona. Un disegno precursore di temi quali l’inclusione e sostenibilità che rende la visita all’opera un’esperienza introspettiva e illuminante
SOSTENIBILITÀ ANTE LITTERAM
Il monumento che Carlo Scarpa ha realizzato ad Altivole anticipa il trend della sostenibilità in un’epoca in cui tale tematica non era altrettanto centrale come oggi. Nel suo porsi in piena armonia col contesto circostante, dando agli elementi naturali un ruolo centrale nell’equilibrio dell’opera, Memoriale Brion è una pietra miliare nel dialogo tra uomo, architettura e territorio. Un concetto di sostenibilità che abbraccia l’ambito del benessere generale, laddove l’autore auspica una fruizione aperta e inclusiva dello spazio in modo che esso possa regalare momenti di rigenerazione e meditazione a un pubblico allargato.



