LA GENESI DEL MEMORIALE

Il territorio nel quale Onorina Brion, vedova di Giuseppe, il fondatore di Brionvega, decide di realizzare il monumento in memoria del marito, alla fine degli anni ‘60, non somiglia al florido ed evoluto distretto dei tempi attuali. È, al contrario, un’area depressa che alcuni amministratori pubblici lavorano per ricostruire e sviluppare sfruttando ogni risorsa a loro disposizione. Una committenza visionaria, un referente pubblico lungimirante e un tessuto sociale aperto e ricettivo sono gli elementi che convergono per determinare il cambio di scenario. A dispetto delle resistenze iniziali – il progetto era considerato «faraonico» – l’opera di Carlo Scarpa vede la luce in tempi brevi e ispira una comunità intera a recuperare il suo innato senso del bello ed una generazione di imprenditori a competere nel mondo con i suoi prodotti

Stella-Rezzin_Amorose-intersezioni - Invito al viaggio@ Stella Rezzin
San Vito di Altivole, alla fine degli anni ‘60, è un piccolo centro agricolo in un’area economicamente depressa ma che condivide solide radici storico-culturali con Venezia e l’unicità territoriale delle Prealpi Venete. È lì che Onorina Brion decide di costruire un memoriale per il marito Giuseppe, in fondatore di Brionvega appena scomparso, che del luogo è originario. Incarica del progetto uno dei più geniali ed emblematici architetti italiani dell’epoca, Carlo Scarpa e inizia una negoziazione serrata ma costruttiva con l’amministrazione locale per superare i prevedibili ostacoli che si frappongono alla realizzazione di un’opera che metterà il piccolo paese del trevigiano sulla mappa del design internazionale nei decenni a seguire.

michelemascarin_austerita - Invito al viaggio@ Michele Mascarin
La loro genesi consta di ben 2.200 disegni progettuali, quasi tutti attribuibili a Carlo Scarpa. Un lavoro incessante e qualitativamente altissimo per arrivare a un livello d’eccellenza nella realizzazione finale a partire, talvolta, da spunti anche semplici, o addirittura risibili: il flusso di coscienza progettuale di Scarpa è talmente vigoroso che non si preoccupava di disegnare cose banali affidando al suo rigore creativo e al talento nell’editing il successivo lavoro di selezione, modifica e finalizzazione. Una libertà estrema, rilevante anche dal punto di vista didattico.

Oscar_Fraschini_VERSO-LA-LUCE - Invito al viaggio@ Oscar Fraschini

Spiritualità universale

Nella vastissima saggistica sul complesso prevale la definizione di Memoriale Brion come opera laica secondo un’interpretazione che potrebbe risultare limitativa. Si tratta, in primis, di un’opera che utilizza le nozioni della scienza tradizionale e le simbologie presenti hanno riferimenti a molte filosofie.
Gli anelli intrecciati – che celebrano l’amore coniugale – emergono tra tutte e l’orientamento, da ovest a est, è quello di ogni edificio cattolico ma nessun visitatore, indipendentemente dal suo credo o cultura, non si sente accolto.
Il viaggio che Scarpa suggerisce è all’interno delle singole coscienze, nei fatti che innegabilmente caratterizzano la vita di ogni persona. Un disegno precursore di temi quali l’inclusione e sostenibilità che rende la visita all’opera un’esperienza introspettiva e illuminante

Teresa_carvallo_cavero_TOMBRA-BRION- Invito al viaggio@ Teresa Carvallo Cavero

SOSTENIBILITÀ ANTE LITTERAM

Il monumento che Carlo Scarpa ha realizzato ad Altivole anticipa il trend della sostenibilità in un’epoca in cui tale tematica non era altrettanto centrale come oggi. Nel suo porsi in piena armonia col contesto circostante, dando agli elementi naturali un ruolo centrale nell’equilibrio dell’opera, Memoriale Brion è una pietra miliare nel dialogo tra uomo, architettura e territorio. Un concetto di sostenibilità che abbraccia l’ambito del benessere generale, laddove l’autore auspica una fruizione aperta e inclusiva dello spazio in modo che esso possa regalare momenti di rigenerazione e meditazione a un pubblico allargato.

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